A proposito di accise: parliamo invece di transizione energetica giusta? 

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A cura di Eliana Canavesio e Gianluca Guerra

Le accise sui carburanti possono diventare uno strumento di politica ambientale che dovrebbe essere coerente con la visione complessiva della transizione energetica ai fini della lotta al cambiamento climatico.

La vera battaglia è guardare ad una transizione decisa ma giusta. Priorità all’energia pulita a bassi costi, investendo nelle rinnovabili e rafforzando la rete elettrica, anche tramite lo sblocco dei vincoli che impediscono alle comunità energetiche dal divenire realtà. 

La polemica sterile sulle accise sui carburanti

Da giorni assistiamo a una polemica sterile sulle accise sui carburanti, che cavalca le comprensibili preoccupazioni di famiglie e imprese colpite da un balzo improvviso nel costo di benzina (+167%), del gasolio (+160%) e del GPL (+26%) con l’inizio dell’anno nuovo. Le forze politiche, che all’opposizione promettevano di eliminare le accise, una volta al governo si sono trovate a disattendere le promesse elettorali e ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare il non rinnovo dello sconto messo in atto dal governo Draghi. Di contro, le forze di opposizione hanno mancato l’opportunità di proporre soluzioni concrete.

Nel Paese dell’eterna campagna elettorale, il grande assente di questo dibattito è uno solo: la politica, quella vera. Non alla ricerca del consenso immediato a tutti i costi, ma che sappia guardare oltre l’emergenza contingente e utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione, compresi un equilibrato sistema di incentivi e disincentivi, per progettare un futuro equo per tutti. Se non ci impegniamo ad un cambio radicale e immediato dello status quo, non lo avremo mai. 

Le accise come strumento per una transizione giusta

Ma, al di là delle fazioni politiche, il termine dello sconto sulle accise è davvero così una cattiva notizia? Partiamo dai fatti. Non siamo un’eccezione nel panorama europeo: il prelievo sui carburanti fossili in Italia non è infatti lontano dai valori medi dei maggiori paesi dell’Unione, o di Regno Unito, Turchia o Israele.

Le accise sono un’imposta indiretta a riscossione mediata applicata sulla quantità del prodotto. Nell’esperienza quotidiana di tutti noi questo si traduce in un semplice fatto: tutti paghiamo le stesse tasse sui carburanti, indipendentemente dal nostro reddito. Uno sconto su queste tasse porterebbe un beneficio ipotetico di pari misura a ricchi e poveri. Ma è davvero così? Secondo i dati Istat, nel 2020 la spesa per carburanti è stata maggiore per le famiglie più abbienti. In particolare, il 10 per cento più ricco utilizza il 13 per cento delle risorse, mentre il 10 per cento più povero ottiene solo il 5 per cento. I miliardi destinati a ridurre il prezzo dei carburanti finiscono quindi in maggior parte nelle tasche degli italiani meno in difficoltà. L’effetto di questo sconto è quindi, dati alla mano, regressivo.  

Oltre alle implicazioni economiche e sociali delle accise, il grande assente nel dibattito rimane infatti il contrasto all’emergenza climatica. Se si vuole procedere con l’aumento delle fonti energetiche rinnovabili e l’elettrificazione per favorire la decarbonizzazione, devono essere utilizzati tutti gli strumenti di policy a disposizione in modo uniforme e lungimirante. In questo senso, le accise sui carburanti possono diventare uno strumento di politica ambientale coerente con la visione complessiva della transizione energetica ai fini della lotta al cambiamento climatico. 

Le accise possono infatti servire a riequilibrare il sistema di incentivi favorendo i prezzi delle fonti non fossili e segnalando agli utilizzatori il costo per la collettività dell’uso di fonti fossili come carburanti per autotrazione. In termini economici, il prezzo finale include così le esternalità negative dell’estrazione, produzione e utilizzo dei prodotti derivati del petrolio.

Un esempio di questi costi invisibili a noi molto vicino? La qualità dell’aria delle nostre città, soprattutto quelle della Pianura Padana, che registrano livelli sempre più allarmanti di polveri sottili.

Il vero nocciolo della transizione: energia pulita a basso costo

Per vincere la battaglia contro il cambiamento climatico,serve un piano lungimirante che incentivi lo sviluppo e la produzione di energia pulita a basso costo. 

Questo piano si struttura su più livelli: da investimenti per una maggiore elettrificazione dei trasporti e incentivi per sostituire macchinari e elettrodomestici con tecnologie più efficienti a livello energetico, al potenziamento ed ammodernamento della rete elettrica nazionale ed europea, ferma a tecnologie ben precedenti quelle attualmente a disposizione, come le smart grids e le comunità energetiche. 

Per fare questo, la questione richiede di essere affrontata su più piani nello stesso momento: locale,nazionale ed europeo.

A livello locale: 

  • Favorire il ricambio dei mezzi – in particolare verso l’elettrico – curando l’efficienza del trasporto pubblico locale, che preveda sussidi di prezzo per le fasce più bisognose per garantire un accesso universale ai mezzi di trasporto
  • Efficientamento energetico (tramite ad esempio pompe di calore e cappotti termici) degli edifici pubblici e privati  come scuole e uffici.
  • Una volta che la normativa nazionale è completa, istituire fondi per le comunità energetiche

A livello nazionale: 

  • Sbloccare la burocrazia sulle rinnovabili, con sistemi di controllo per le infiltrazioni mafiose.  
  • Approvare un piano nazionale per le comunità energetiche e istituire un fondo per lo sviluppo di comunità energetiche nelle aree più arretrate. 
  • Potenziamento della rete elettrica nazionale e collegamento con la rete europea: ad esempio, per elettrificare i processi industriali energivori, ancora generalmente a gas, è necessario aumentare la capillarità della rete ad alta tensione

A livello europeo: 

  • Sviluppo di un mercato dell’energia europeo con connessa infrastruttura per il trasporto efficace di energia. 
  • Investimenti per sostituire il trasporto di merci e persone da gomma a rotaia.
  • Disaccoppiare il prezzo dell’energia derivante da fonti rinnovabili rispetto al prezzo del gas. Mentre il costo della produzione da fonti rinnovabili è rimasto sostanzialmente costante, il prezzo ha continuato ad aumentare dettato dalla crescita del costo del gas: disaccoppiando i due prezzi, si creerebbe un incentivo a investire per produrre e consumare sempre più energia rinnovabile.

Rivoluzionare il nostro modo di pensare la sfida al cambiamento climatico non è il sogno di un piccolo gruppo di folli, ma una realtà il cui unico limite oggi è la volontà politica. 

La strada è stretta e tortuosa, ma non impossibile da percorrere.

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