Anche la criminalità organizzata non conosce confini: le soluzioni devono essere transnazionali

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Silvia Panini | Marcello Saltarelli
Candidati di Volt nella lista del Partito Democratico, circoscrizione nord-orientale, alle Elezioni Europee dell’8-9 Giugno 2024

È di questi giorni la notizia dell’arresto di Gaetano Vitolo, imprenditore bolognese al centro di un’indagine per estorsione, usura e intestazione fittizia di attività commerciali. Gestiva, tra le altre, la pizzeria al taglio “Due Torri” nel pieno centro di Bologna, i cui redditi derivanti dall’attività sono ora sotto sequestro. Il nome di Vitolo compariva negli anni Ottanta nelle indagini sulla Nuova Camorra, e a parlare di questa vicenda era già stata l’associazione Libera Contro le Mafie nella video inchiesta “la febbre del cibo”, dove viene evidenziata la rete di legami con la criminalità organizzata e il settore della ristorazione bolognese.

Bologna non è però un caso isolato. Il processo Aemilia nel 2018, con 250 arresti e 1700 anni di pena totale per associazione mafiosa, ha dimostrato come la criminalità organizzata sia radicata in tutto il territorio emiliano-romagnolo. Il fenomeno mafioso però è una questione tutt’altro che regionale, si estende da nord a sud dell’intera Unione Europea: come testimoniano diversi filoni di indagine di Europol, quello mafioso è un fenomeno che non conosce confini. Le catene di approvvigionamento di armi, droghe e prodotti contraffatti non hanno dogane e non si può pensare di poter contrastare questo fenomeno soltanto con leggi e strumenti nazionali. 

L’Italia è il Paese con la legislazione più pertinente ed efficace sul tema, e in questo senso potremmo proprio essere noi Italiane e Italiani a condividere con gli altri Paesi europei una nostra “buona pratica”, quella del reato per associazione mafiosa, il 416 bis del Codice Penale, e quella della confisca del patrimonio e degli spazi se non giustificabili, anche in assenza di condanna penale. Servono però anche strumenti transnazionali che siano efficaci e permettano da una parte un maggiore coordinamento tra sistemi penitenziari e tra forze dell’ordine dei diversi Paesi.

In questo senso, vorremmo rafforzare l’Europol in quanto effettivo canale di comunicazione tra rami nazionali di forze dell’ordine. Per quanto riguarda la lotta alla corruzione e l’utilizzo di fondi europei, proponiamo di dare strumenti nuovi e rafforzati all’Ufficio europeo Antifrode (OLAF) e l’ufficio del Procuratore europeo (EPPO) affinché possano richiedere, ad esempio, un’armonizzazione nel modo di comunicare informazioni tra Paesi. Dall’altra parte, però, serve uno sforzo non solo di coordinamento ma anche di costruzione di nuovi paradigmi e livelli di lavoro. Per questo proponiamo di istituire organi di controllo etico quando si parla di bandi e appalti pubblici: noi proponiamo un vero e proprio Organo Etico dell’Ue. 

Insomma, se da una parte possiamo pensare che ogni Paese debba rafforzare le proprie leggi e misure interne per punire reati di stampo mafioso, dall’altra sappiamo che il fenomeno non è solo Italiano certamente, ma neanche solo nazionale: è un vero e proprio fenomeno transnazionale che anzi dalle debolezze del coordinamento internazionale è avvantaggiato. La soluzione può quindi essere solo sopra i confini. 

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