Cannabis light: le amnesie populiste della destra al Governo

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Silvia Panini | Marcello Saltarelli | Alessandro Bassetti
Candidati di Volt nella lista del Partito Democratico, circoscrizione nord-orientale, alle Elezioni Europee dell’8-9 Giugno 2024

La maggioranza di Governo soffre di amnesie populiste: ora attacca la coltivazione e commercializzazione della cannabis light, ma è una posizione ben distante da quando, nel 2016, ha lasciato passare la norma attualmente in vigore senza opporsi. È assenza di visione politica? È la necessità spasmodica di compiacere l’elettorato? È la banderuola populista di prendere voti in base all’aria che tira? Una combinazione delle tre. Che, oltre alla direzione proibizionista e assolutamente retrograda rispetto al resto d’Europa e del mondo, preoccupa per la mancanza di coerenza. 

Tra gli emendamenti depositati all’interno del cosiddetto Decreto Sicurezza, spicca il 13.06 ad opera del Governo che mira a limitare fortemente la coltivazione e commercializzazione della “cannabis light”, ossia la sostanza con Thc (principio attivo) anche al di sotto dello 0.2%.

Seppur questa sia una prerogativa del Governo, è la dimostrazione chiara e lampante che non ci sono idee o piani ma che si agisce in base al sentimento del momento. Infatti, osserviamo la genesi della norma ora tanto odiata: la normativa che ora regola la vendita e la coltivazione della cannabis light (242/2016) fu approvata in Commissione in sede legislativa (che significa che la norma non è votata in assemblea parlamentare ma direttamente in una specifica Commissione) sia alla Camera che al Senato. Per poter fare ciò è necessaria l’unanimità dei gruppi parlamentari, perché anche l’obiezione singola del gruppo più piccolo comporta il normale iter in assemblea. 

Una volta approdata in Commissione, nel 2016 la norma fu approvata in entrambe le Camere senza un singolo intervento contrario. Seppur con forze ridotte, però, i partiti che compongono l’attuale governo erano già presenti in aula coi propri gruppi parlamentari (e addirittura con quelli che erano i principali leader) e avrebbe potuto sicuramente fare opposizione, come la loro propaganda proibizionista comandava. Hanno invece taciuto e di fatto appoggiato una normativa che adesso però vogliono cancellare. 

Ecco, non è forse questa la dimostrazione di quanto populista e privo di una visione non a lungo, non a medio, ma neppure a immediato termine questo governo sia? E ancora: perché se prima erano d’accordo, o perlomeno non erano contrari, ora invece vogliono proibire la coltivazione e commercializzazione anche di sostanze con un basso Thc? Forse per strizzare l’occhio, questa volta, alla parte più conservatrice e proibizionista della società, in vista delle elezioni europee. 

Volt Italia invece si batte per la legalizzazione del possesso e della coltivazione della cannabis per uso privato e ricreativo e per il potenziamento dei presidi regionali per la fornitura di cannabis terapeutica. Ma oltre a questo, si batte per la coerenza della politica e delle proposte programmatiche. Che dovrebbe essere naturale e innato ad ogni forza politica, di ogni colore, in ogni momento dell’anno e non solo in campagna elettorale. Eppure non lo è.

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