Lesbofobia a Castelfiorentino

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La lesbofobia è discriminazione, la discriminazione è reato!

Sta girando in questi giorni la storia di Malika, ventiduenne di #Castelfiorentino, cacciata di casa dalla sua famiglia dopo aver raccontato del suo amore per una ragazza.

Abbiamo ascoltato i terrificanti messaggi vocali della madre che insulta la propria figlia, le augura la morte. Si aggiungono anche le minacce del fratello.

Si tratta dell’ennesima vittima che sporge denuncia, in questo caso contro la propria famiglia, in un Paese come l’Italia che non riconosce ancora l’#omolesbobitransfobia come reato e non ne tutela le vittime.

Malika ha scritto sui suoi social, rispondendo ai tanti messaggi di solidarietà:

“Grazie. Per una parola, un gesto, un abbraccio virtuale. Vi leggo tutti, ma siete veramente tanti. Porto avanti questa battaglia con coraggio, per i ragazzi che stanno passando quel che ho passato e sto passando io, per i bambini del futuro, per quel che conta nella vita… l’amore. Vi chiedo soltanto di non dimostrare odio, offese e parole brutte verso i miei “genitori”, per quanto siano anche comprensibili. Vi abbraccio tutti”

All’odio si risponde attuando politiche vicine alle persone e alle famiglie: la legge contro l’omolesbobitransfobia, servizi di sostegno legale, psicologico e di shelter (come le case rifugio) per le vittime di discriminazione, l’introduzione dell’educazione all’affettività e alle differenze nelle scuole e per coinvolgere anche la cittadinanza.

Malika si aggiunge alle centinaia di vittime registrate ogni anno in Italia. La politica ha la responsabilità di tutelare casi come questi e promuovere una cultura inclusiva.

La vittoria di tutte le persone vittime di discriminazioni non è solo approvare leggi che puniscano i reati ma creare una nuova mentalità, perché il sostegno della famiglia è tutto per una persona, perché il benessere personale dipende anche dal sentirsi al sicuro.

#SiamoTutteMalika

#FuturoMadeInEurope

Fonti (link)

Articolo su Gay News

Articolo su Repubblica

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