L’intelligenza artificiale: gli impatti sulla società, la politica e il reddito universale

L’intelligenza artificiale: gli impatti sulla società, la politica e il reddito universale

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Come l’intelligenza artificiale sta guidando i cambiamenti nel mercato del lavoro, nell’economia e nella società e le potenziali conseguenze in termini di reddito di base universale, riduzione dei costi e maggiore uguaglianza sociale.

  • Il vero centro della questione: le conseguenze sociali e politiche

L’Intelligenza Artificiale (1), già presente da anni in molti settori, è ora arrivata all’attenzione del grande pubblico con ChatGPT  e altri metodi di intelligenza generativa e di apprendimento automatico.  

Il dibattito, molto limitato in realtà, almeno in Italia si è sviluppato secondo le usuali direttive che privilegiano narrative polarizzanti e generatrici di paure. Queste hanno come obiettivo solo l’audience di breve termine delle tv e testate nazionali e non certo la crescita di una consapevolezza informata dei cittadini (guardando certe trasmissioni di RAI e Mediaset sembra anzi che tale consapevolezza sia la cosa più temuta da certa classe politica).

Non sorprende quindi che ci si sia concentrati su una presunta futura contrapposizione tra l’uomo e macchine fuori controllo e su scenari catastrofici di distruzione di posti di lavoro. La realtà naturalmente è molto più complessa (2).

In realtà sarebbe importante concentrarsi su quanto l’evoluzione dell’IA sia uno snodo in grado di condizionare la direzione che prenderà la politica e la visione sociale che abbiamo del mondo del futuro prossimo. 

  • La 4° rivoluzione industriale

Dalla tecnologia e dall’IA in particolare dipendono cambiamenti nella creazione del reddito con pochi precedenti nella storia dell’umanità. Si parla infatti una quarta rivoluzione industriale.

Al momento risulta che l’I.A. sia uno strumento non tanto di contrapposizione con l’uomo ma piuttosto di potenziale estensione delle sue capacità, incluse naturalmente quelle economiche. 

Con il suo aiuto un avvocatə può fare molte più pratiche nello stesso tempo (senza molti assistenti naturalmente), l’industria farmaceutica trovare vaccini in tempi più ristretti, un/una politicə può assicurarsi una presenza sui social anche senza un o una social media manager a tempo pieno, una redazione può produrre gli stessi contenuti con meno giornalist3, etc.

Quale sarà il saldo occupazionale, se positivo (per la creazione di settori produttivi che oggi neanche immaginiamo) o negativo (appunto perché molti compiti saranno svolti dalla IA) è pronostico che lasciamo ai futurologi e agli esperti mondiali.

  • La questione politica: l’I.A. consente di produrre più reddito con stesse occupazione e capitale

A noi interessa concentrarsi sul fatto che l’I.A. comporterà e già comporta uno stravolgimento nell’equazione dei fattori della produzione e del lavoro, del capitale e dell’imprenditorialità in particolare (oltre alle risorse naturali).

Infatti per produrre reddito, rispetto al capitale investito (HW e SW) e all’imprenditorialità serve sempre meno lavoro. Inoltre la distribuzione di questo lavoro si presenta in forme nuove, con pochissime figure superqualificate (pensiamo ai “custodi” degli algoritmi di Google e Facebook) e molti più lavoratori o lavoratrici sottopagat3 (come i lavoratori e lavoratrici GIG delle piattaforme di delivery come Deliveroo o Uber Eats, o quell3 di Amazon). 

E’ chiaro inoltre che l’I.A., soprattutto quella generativa, non è solo frutto del lavoro delle società private di riferimento (ad es. OpenAI) ma fa leva su enormi moli di dati provenienti dai comportamenti di noi cittadini e da informazioni ed elaborazioni critiche che dovrebbero essere protette dalla proprietà intellettuale (le prime 3 fonti di ChatGPT sono: Wikipedia, il database dei brevetti statunitense e il New York Times).

Se per produrre sarà necessario sempre meno lavoro dove andrà a finire la remunerazione che tradizionalmente gli spettava sotto forma di salario? In altro profitto per l’imprenditrice o l’imprenditore?

Ci sono due possibili scenari ed esiti, naturalmente con conseguenze sulla società e sulla convivenza tra comunità e individui radicalmente diverse.

  • Il 1° scenario: il profitto va tutto all’imprenditore con ulteriore crescita della iniquità sociale

Nel primo scenario, tutto il reddito che non serve più a remunerare il lavoro che si perde si traduce in profitto aggiuntivo per l’imprenditrice o l’imprenditore.

Top 10 settori per profitti per impiegato 2023

È quello che si può già osservare nelle “big-tech”: i ricavi per dipendente sono largamente superiori alla media (ca. 230’000USD). Lo stesso risulta se si guarda al profitto per dipendente: almeno il doppio della media delle principali 500 società (ca. 41’000USD).

Guadagni per impiegati in Big Tech

Le conseguenze sociali sono facilmente intuibili. Ne deriverebbe una ulteriore accelerazione della creazione di enormi fortune nelle mani di pochi individui, azionisti di poche società in posizione di oligopolio. 

Il Terzo millennio ha già visto crescere le disparità a livello globale. Basti pensare che le disuguaglianze globali odierne si avvicinano a quelle registrate all’inizio del XX secolo: è aumentato il divario tra ricchi e poveri, con il 10% delle persone che possiede il 76% di tutta la ricchezza globale. Inoltre la disparità è aumentata soprattutto all’interno dei singoli Paesi, piuttosto che tra i diversi Paesi.

Come evidenzia il rapporto Oxfam 2022 “La Pandemia della disuguaglianza” nel periodo quasi trentennale intercorso tra il 1995 e il 2021 l’1% più ricco, in termini patrimoniali, ha beneficiato del 38% del surplus di ricchezza. Appena il 2,3% del surplus è andato ad appannaggio della metà più povera della popolazione mondiale.

L’I.A. può accelerare questa tendenza verso la iniquità sociale. Anzi, se lasciata sola al libero mercato, la renderà insostenibile.

  • Il 2° scenario auspicabile: il profitto aggiuntivo concorre a sostenere un Reddito di base Universale (“UBI”) e cambia il paradigma della crescita del PIL come unica misura del successo

In un diverso scenario, e per noi naturalmente auspicabile, il reddito prodotto (oltre i livelli antecedenti questa rivoluzione) concorre a finanziare un Reddito di Base universale (Universal Basic Income – UBI).

Con un UBI, ogni cittadinə riceve un reddito di base garantito, a prescindere dal proprio status di occupazione, sia già occupatə, disoccupatə o non in cerca.

L’UBI può servire come risposta alla riduzione dei posti di lavori (che sia definitiva o limitata a  periodi e industrie specifiche), fornendo agli individui una rete di sicurezza economica e riducendo il gap tra persone occupate e non. 

Le persone sarebbero più libere di sviluppare le proprie carriere, creare nuovi business come imprenditori, cercare di aggiungere reddito, oltre a quello universale, nella misura in cui vogliono, ma dove la società smetterebbe di trattare come una divinità il paradigma di una crescita infinita, trimestre dopo trimestre.

Voglio segnalare che una società che prevede un UBI non è necessariamente anti-capitalista. L’UBI di per sé non cambia il normale funzionamento dei mercati capitalistici. La struttura capitalistica ed il sistema che riconosce e premia gli innovatori e i business leader efficienti possono ben rimanere; semplicemente l’UBI garantirebbe agli individui una maggior grado di libertà personale. 

  • Come finanziare l’UBI

La tassazione dei profitti in eccesso legati alle tecnologie delle 4° rivoluzione si pone quindi come principale fonte credibile di finanziamento dell’UBI.

Già oggi va attivata a livello globale o almeno europeo una specifica Digital-IA tax.

I dati dall’altra parte parlano da soli: Amazon, con una capitalizzazione di oltre 1.500 miliardi di dollari, ha pagato solo 169 milioni di dollari di tasse negli Stati Uniti per il 2019. Nel Regno Unito, 8 milioni di dollari su un fatturato di oltre 17,5 miliardi (Bergin, 2020), in Francia 250 milioni di euro di tasse per un fatturato di 4,5 miliardi di euro, in Spagna, circa 4,4 milioni contro un fatturato di 490 milioni di euro (Fernandez, 2019). In Italia, solo 11 milioni di euro di tasse a fronte di un fatturato di 4,5 miliardi di dollari (Pitozzi, 2020) e tutte insieme Google, Amazon, Facebook, Apple, Airbnb, Uber e Booking hanno pagato 42 milioni di euro al fisco nel 2019 (Livini, 2020). Solo 6.000 euro la somma lasciata alle tasse italiane dalla piattaforma di streaming TV Netflix (FQ, 2020).

Un’altra fonte primaria di finanziamento è quella legata in diverse forme allo sfruttamento delle risorse naturali. In questo campo non solo si può e bisogna attivare un’imposta sull’inquinamento (“carbon tax”) ma anche prevedere delle royalties sulle forniture di energia (come sta già facendo l’Alaska su quelle di petrolio), incluse quelle rinnovabili visto che il reddito proviene da una risorsa “pubblica”. Ma di questo parleremo in altra sede.

  • L’introduzione del Reddito Universale non può che essere graduale ma è già possibile

Mentre credo sia evidente che ci siano gli elementi per considerare seriamente il Reddito Universale come elemento fondamentale della struttura economico sociale del futuro, alla stessa maniera sembra corretto avere consapevolezza che la sua introduzione non potrà che essere graduale, così come graduale è l’estensione delle nuove tecnologie di 4° rivoluzione e dell’Intelligenza Artificiale in particolare.

Guardando in particolare all’Europa e all’Italia, è chiaro che la pervasività dell’IA, per esempio, è ancora limitata e il mercato non è dominato da grandi gruppi europei tecnologici che accumulano profitti oltre i livelli storici. 

Al contrario la produttività del sistema economico risulta stagnante in molti paesi, e in Italia in particolare e vanno implementate politiche che favoriscano l’adozione delle nuove tecnologie da parte delle Piccole e Media Aziende e della PA, e la costruzione delle condizioni di contorno (investimenti in R&S, venture capital per start-up e società innovative, trasferimento tecnologico dalle Università, etc.) che consentano la nascita di “campioni” europei e nazionali nei settori a maggior crescita, come cybersecurity, aerospaziale, quantum computing e I.A.

Il Reddito Universale va dunque implementato gradualmente, seguendo l’evoluzione strutturale della tecnologia e dei risultati dei soggetti economici. 

Debbono essere favorite sperimentazioni che consentano di studiare questa soluzione sul campo e l’introduzione di un reddito minimo non propriamente universale ma almeno destinato agli individui e alle famiglie che sotto la soglia che consente di coprire il costo della vita basilare, utilizzando le forme di finanziamento prima citate e già disponibili

  • E la politica? Quali partiti pongono attenzione al problema?

Comunque la si veda, l’Intelligenza Artificiale non solo sta portando cambiamenti profondi in ogni settore economico, ma risulta elemento fondamentale per ogni politica e innovazione sociale che si voglia progettare nel presente e nel prossimo futuro.

I partiti dovrebbero porla al centro del dibattito e delle proposte di regolazione. Invece in Italia essa è sostanzialmente ignorata. I partiti di destra che compongono l’attuale maggioranza non ne fanno menzione, preferendosi concentrare i propri sforzi su settori tradizionali, spesso controllati da corporazioni come quella dei balneari. Addirittura il governo Meloni ha cancellato il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale (MITD) al cui capo Draghi aveva posto il supertecnico Vittorio Colao. Oggi è stato declassato a semplice Dipartimento della Presidenza del Consiglio. 

Non che gli altri partiti spicchino per focus e presidio dell’Intelligenza Artificiale e dell’innovazione in generale. 
Ci sono naturalmente delle eccezioni. Per esempio il PD può annoverare trai suoi Europarlamentari Brando Benifei, uno dei relatori del recente AI Act, prima regolamentazione al mondo sulla materia. Anche Alessandro Fusacchia, indipendente alla Camera dei Deputati nella legislatura terminata nel 2022 e coordinatore dell’Intergruppo parlamentare sull’intelligenza artificiale.
Ma sono, appunto, eccezioni. In fondo non deve sorprendere visto che le loro radici affondano in ideologia di inizio XX secolo che neanche certo non avevano al centro della loro riflessione temi come il collasso climatico, il femminismo intersezionale o, appunto, l’innovazione.

Se andate alla ricerca di partiti che si pongono l’obiettivo di interpretare la modernità meglio rivolgersi a formazioni nuove come il partito europeo Volt Europa (www.volteuropa.org ) e il suo capitolo italiano Volt Italia (www.voltitalia.it) che lista esplicitamente nel suo programma : il sostegno alle aree dove l’Unione Europea può competere a livello globale, come la cybersecurity, le tecnologie di quantum computing, aerospaziale, carbon-neutral (i.e. l’idrogeno verde) e naturalmente l’Intelligenza artificiale, e la creazione di uno European Basic Income.

  • In conclusione: l’Intelligenza Artificiale non è solo una rivoluzione nel progresso tecnologico ma anche uno spartiacque unico per il futuro dell’equità sociale. 

Mentre i prezzi dei prodotti e dei servizi scendono per la maggiore produttività e la riduzione dei costi, e con l’introduzione del Reddito di base Universale, si potrebbe realizzare una maggiore equità sociale. Gli individui con redditi più bassi godrebbero di prezzi più accessibili e un supporto finanziario di base, riducendo le disparità economiche.
Inoltre l’Intelligenza Artificiale creerà nuove opportunità di lavoro in nuovi settori tecnologici, aiutando a compensare la perdita di posti di lavoro nei settori più tradizionali.

È tempo di agire per valorizzare il ruolo della tecnologia come strumento di inclusione e di innovazione sociale, per proporre soluzioni concrete ai bisogni delle persone e delle comunità, soprattutto in situazioni di povertà o di emergenza.

Guido Silvestri
Co-Presidente Volt Italia

Fonti:
1Una buona definizione: “sistemi dotati di autonomia (cioè capaci di svolgere compiti in ambienti complessi senza l’assistenza costante di un utente) e di adattività (cioè capaci di migliorare le prestazioni imparando dall’esperienza). 2https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/rivoluzione-252.htm
3Klipfolio.com
4https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/01/Report_LA-PANDEMIA-DELLA-DISUGUAGLIANZA_digital2022_definitivo.pdf e anche Bank of international settlement (Bis) – Working paper: “Artificial intelligence, services globalisation and income inequality” – https://service.betterregulation.com/document/685048
5https://assets.volteuropa.org/2023-11/Volt_%20EUR%20Electoral%20Moonshot%20Program_v5%20Final.pdf
6 “…Create a European Basic Income (EBI), modelled after a negative tax system, where people earning below a certain income threshold receive payments instead of paying taxes. This provides a safety net and incentivizes work to support people in escaping poverty traps. Have the EU’s Ministry of Finance make such payments from the EU budget, cost adjusting to each region to at least 500 Purchasing Power Standards, which is an income sufficient to cover basic living expenses…”

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