Mondiale Qatar 2022: non è il nostro mondiale

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Non è il nostro mondiale

I mondiali di calcio in Qatar valgono 6,500 vite umane.

2013: il giornale britannico The Guardian rivela le prime 42 morti, in un solo mese, di operai al lavoro sulle nuove infrastrutture per i Mondiali di calcio in Qatar, in programma per il 2022.

2021: l’anno scorso, sempre The Guardian annuncia la stima aggiornata: da 42, quelle morti erano diventate 6,500. E la cifra è probabilmente arrotondata per difetto, sottolinea il giornale.

2022: manca una settimana all’inizio dei Mondiali e l’ambasciatore del Qatar definisce l’omosessualità un “danno psichico”: “arriveranno omosessuali nel nostro Paese. Sono tutti liberi di venire, ma devono rispettare le nostre regole”, ha detto in un’intervista all’emittente tedesco Zdf.

La situazione è evidente da un decennio: il Qatar non rispetta i diritti umani più basilari. Diritti che invece molti dei Paesi che andranno a giocarvi, e da cui provengono cittadini e cittadine che assisteranno alle partite, considerano come inviolabili.

I diritti civili innanzitutto: Human Rights Watch ha riportato che il cosiddetto dipartimento di sicurezza preventiva, sotto il controllo del Primo ministro del Qatar, arresta sistematicamente persone perché omosessuali. Ma anche diritti delle donne: queste infatti possono vivere solo sotto custodia di un uomo dal quale dipendono per ogni azione e decisione della propria vita.

Ai diritti civili si aggiungono i diritti sociali e umani più basilari. È infatti stato definito “schiavitù” lo stato nel quale si trovane le persone, soprattutto provenienti dal sud-est asiatico, che sono migrate in Qatar per motivi economici. Nonostante le numerose proteste internazionali e alcuni recenti cenni di cambiamento, queste si ritrovano a lavorare senza alcun diritto, senza alcuna sicurezza e senza possibilità di rientrare al proprio paese, legate ad una sorta di “sponsor” nel nuovo paese, dal quale dipendono in una condizione simile alla schiavitù, spiega l’organizzazione mondiale del lavoro delle Nazioni Unite.

Certo gli interessi economici in ballo sono alti: oltre 200 miliardi sono stati spesi negli scorsi 10 anni per le infrastrutture e i servizi necessari a questo avvenimento.

Sorgono allora due domande spontanee: pochi giorni fa, l’allora presidente della FiFa Sepp Blatter ha dichiarato al giornale svizzero Tages Anzeiger, che è stato un errore, una decisione sbagliata quella di assegnare il mondiale al Qatar. Sono serviti più di 10 anni, per accorgersene?

E la seconda è, contano più i soldi della dignità umana? Per quanto siamo disposte e disposti a cedere il rispetto dei diritti che consideriamo fondamentali nei nostri Paesi, anche al di fuori dei loro confini? Questo errore è costato 6,500 vite umane. È questo il costo di un mondiale?

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