Una settimana di guerra, terrore e morte

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A cura di Roza Ismailai
PR Manager | Volt Europa
roza.ismailai@volteuropa.org 

Sabato scorso, 50 anni dopo l’inizio della guerra dello Yom Kippur, Hamas ha lanciato una campagna terrificante e senza precedenti contro la popolazione israeliana, mirata unicamente a infliggere quanta più distruzione, morte e sofferenza possibile. Kfar Aza, Be’eri, Ashkelon, Re’im, Beer Sheva – in soli pochi giorni, Hamas ha massacrato in modo barbaro oltre 1000 civili. I nostri cuori sono colmi di sgomento, tristezza e rabbia, e ci uniamo nel lutto alle comunità israeliane.

Israele ha non solo l’indiscutibile diritto alla difesa personale, ma ha l’obbligo morale, legale e politico di garantire la sicurezza della popolazione israeliana. Altrettanto non negoziabile, è che tutte le azioni militari che rientrano sotto l’ombrello della difesa personale devono aderire rigorosamente al diritto internazionale e umanitario. La perdita di vite tra i civili innocenti e la distruzione delle infrastrutture vitali che servono a soddisfare i bisogni umani essenziali devono essere minimizzate. 

Osserviamo con sconcerto come la morte colpisca le famiglie palestinesi e come le fonti di sostentamento vengano distrutte, mentre le Forze di Difesa Israeliane (IDF) prendono di mira Hamas in tutta la striscia di Gaza. Le segnalazioni di oltre 1500 vite perse nella striscia di Gaza e di oltre 400.000 persone sfollate ci lasciano con la paura per la popolazione civile, poiché l’escalation sembra essere appena iniziata. Le IDF devono indubbiamente attenersi pienamente, in particolare in un’offensiva terrestre potenzialmente atroce, al diritto internazionale e umanitario.

Dopo una settimana di violenza tremenda, crediamo che la comunità internazionale abbia la responsabilità di agire urgentemente. Chiediamo alla comunità internazionale di riconoscere inequivocabilmente Hamas come un’organizzazione terroristica e di abbandonare ogni indecisione che ha paralizzato un’azione internazionale coerente contro Hamas in passato. 

Spetta alla comunità internazionale, inclusa l’UE, inibire il flusso di risorse finanziarie e militari verso Hamas il più rapidamente possibile, e applicare tutta la necessaria pressione politica sugli attori, siano essi attori statali come l’Iran o altri, per fermare il finanziamento e il sostegno ad Hamas.

A questo proposito, siamo profondamente imbarazzati per l’irresponsabile disordine comunicativo causato dalla Commissione Europea sul tema della revisione e cancellazione degli aiuti allo sviluppo da parte dell’UE alla Palestina in generale. Se gli aiuti allo sviluppo dell’UE fossero finiti per finanziare razzi e armi di Hamas, l’UE dovrebbe rispondere seriamente a sè stessa, alla sua governance interna e ai cittadini europei. 

Se gli aiuti allo sviluppo da parte dell’UE sono garantiti come aiuti allo sviluppo, allora devono essere visti come strumentali per costruire un futuro che abbia una possibilità di pace. Comprendiamo che, data la storia di Hamas nell’abusare delle infrastrutture civili per le campagne militari, l’UE ha l’obbligo di rivedere i suoi contributi finanziari, ma esortiamo l’UE e i suoi Stati membri a farlo tenendo presente che le difficoltà umanitarie per la popolazione a Gaza devono essere minimizzate il più possibile.

Hamas ha dimostrato di essere non solo un’organizzazione terroristica ostile alla popolazione israeliana. Hamas è anche un regime di oppressione politica nei confronti della popolazione palestinese della striscia di Gaza, priva di una legittimazione democratica. Pertanto, ogni azione volta a distruggere il potere politico e militare di Hamas deve riconoscere che Hamas non deve essere equiparata alla popolazione civile della striscia di Gaza. 

In particolare, con un’offensiva terrestre delle IDF incombente, devono essere garantiti corridoi umanitari che permettano ai palestinesi di cercare rifugio in aree sicure designate. Il recente taglio totale di energia elettrica e acqua porterà a una catastrofe umanitaria e metterà ulteriormente in pericolo le vite civili. Ci aspettiamo che Israele, l’ONU e l’Egitto lavorino insieme, assicurando che il maggior numero possibile di palestinesi possa raggiungere la sicurezza in condizioni che garantiscano la copertura dei bisogni umanitari. 

In linea con la sua agenda di distruzione, Hamas ha già indicato di non avere alcun interesse a cooperare. Tuttavia, tutte le azioni volte a sconfiggere Hamas devono essere seguite da iniziative e prospettive che aprano una via a una vita dignitosa e sicura anche per la popolazione palestinese attualmente intrappolata a Gaza.

Questa settimana ci schieriamo in solidarietà con le vittime del terrore di Hamas ed esprimiamo il nostro dolore e la nostra empatia verso i palestinesi che stanno pagando con le loro vite e i loro sogni in questa guerra. Osserviamo con grande preoccupazione gli atti di violenza contro le comunità ebraiche e la polarizzazione in Europa dall’inizio della guerra, che mirano a generare un clima di paura e disperazione. 

Non dobbiamo permettere che ciò accada. Chiediamo quindi a tutti noi di riflettere su come le nostre azioni possano contribuire ad un contesto che offra una prospettiva di speranza alle nostre comunità ebraiche, musulmane, israeliane e palestinesi. È il momento di tendere la mano – questa è la nostra responsabilità.

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