Vivo, Lavoro, Voto

La democrazia si nutre di partecipazione.

In Italia, però, ci sono 3.700.000 di persone che non possono partecipare alla vita politica.

Qui studiano, lavorano, pagano le tasse e vivono il paese. Molte sono nate in Italia, ma non possono votare, né essere votate perché non hanno la cittadinanza italiana.

Per una vera inclusione

Una comunità è tanto più solida e sicura quanto più è capace di garantire i diritti umani fondamentali e la pari dignità a tutta la sua popolazione.

Le persone con cittadinanza extra europea, di prima e di seconda generazione, sono parte integrante della società italiana ed europea.

Estendere i diritti di elettorato attivo e passivo nelle elezioni comunali significa permettere l’effettiva partecipazione dei cittadini extra europei alla vita pubblica della comunità locale di cui fanno parte, perché elezioni democratiche a cui parte degli amministrati non può partecipare non sono rappresentative della realtà sociale nella sua interezza.

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Sono gli stranieri regolai che risiedono a Milano
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fime sono state raccolte dai radicali italiani nel 2017

Ce lo chiede l'Europa

La Convenzione di Strasburgo del 5 febbraio 1992 e la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 gennaio 2003 (Capo V, p. 136) invitano gli Stati membri dell’Unione ad “estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali e al Parlamento Europeo a tutti i cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente nell’Unione Europea da almeno 5 anni”, lasciando la possibilità di abbreviare tale periodo, ma non di allungarlo.

Negli anni scorsi vari consigli comunali italiani hanno deliberato a favore di questa estensione del diritto di voto, ma le delibere sono state impugnate dal Governo, su parere del Consiglio di Stato, e annullate.

Molti Paesi dell’Unione Europea riconoscono già pienamente questo diritto, come Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ungheria.

Altri come Portogallo, Spagna e Germania lo riconoscono solo parzialmente.

Come contribuire a questa campagna?

Qui trovi l’elenco dei team di Volt locali che si sono già uniti a quest’iniziativa:

Partecipano anche a quest’iniziativa:

FAQ - Vivo, Lavoro, Voto!

Estensione di diritto di voto a cittadini non italiani residenti nel comune da 3 anni in linea con la Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 15 gennaio 2003 (Capo V, p. 136), che invita gli Stati membri ad "estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali e al PE a tutti i cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente nell'Unione Europea da almeno 3 anni" e sulla scorta delle esperienze di Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Irlanda e Spagna che già riconoscono pienamente questo diritto e di altri paesi dell’Unione che lo riconoscono almeno parzialmente.

Perché è in linea con i valori e le policy di Volt Europa (vedi documento visione e mapping of policies) nonché con le ultime policy approvate in tema di cittadinanza.

No, anche se interessa tantissimi territori, è un'iniziativa che parte da alcuni team locali come Milano, Bologna, Modena, Matera, Novara, la Toscana e il Piemonte hanno unito le forze. Serve per dare visibilità al tema dei diritti e concessione della cittadinanza italiana alle persone presenti nel paese non riconosciute come italiane, soprattutto per quanto riguarda le seconde generazioni.

No, è uno strumento di pressione politica.

Perché una legge di iniziativa popolare richiede un minimo di 50.000 firme autenticate. E ne esiste già una chiamata ‘ero straniero’, proposta dai radicali italiani che nel 2017 ha raccolto 90.000 firme a supporto, ed è depositata alla camera e ‘bloccata nei cassetti’.

Esiste doppia firma sul modulo.
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